"10 maggio 1933" - ... Contro ogni censura
Il 10 maggio 1933, giorno infausto del rogo dei libri operato dal regime nazista nel 1933, Donne di carta, ogni anno, dedica questa data a manifestazioni contro tutte le forme di censura che ancora esistono nel mondo.
Non è l’ennesimo atto di commemorazione del passato ma un invito a “non dimenticare”, a stare allerta e a tessere insieme un futuro dove siano liberi i libri, le idee e le persone.
Abbiamo anche lanciato una Petizione per sensibilizzare le istituzioni italiane ed europee a dichiarare il 10 maggio Giornata Internazionale contro la Censura
NOI SIAMO MEMORIA
Ci siamo inventate un docuvideo che racconta le pagine buie della Storia per proseguire, in ogni quando e in ogni dove, a denunciare le azioni di repressione che vogliono ridurre la vastità del mondo.
Dall’Europa fino all’Iran, alla Russia, alla Corea del Sud. Storie di libri censurati, di autori e di autrici perseguitati, di idee e pagine sottratte alla lettura e alla conoscenza.
LA PAURA DEL SILENZIO
Bruciano intere biblioteche e dai tempi di Ipazia bruciano anche le persone che osano con parole e azioni rivendicare la libertà di pensiero. Il diritto alla Conoscenza.
L’Iran, le donne iraniane nelle nostre voci. Con la partecipazione delle attiviste Parisa Nazari e Asia Raoufi di “Donna Vita Libertà” a Pistoia presso la Biblioteca San Giorgio.
Al Casale dei Cedrati a Roma, l’11 maggio 2024 è stato costruito su una carrellata di testi censurati, messi all’Indice, scelti anche dal pubblico coinvolto a partecipare prestando loro quella voce oscurata. Donne di carta, con le sue persone libro, ha accompagnato il coro corredando l’evento con un approfondimento sulle parole delle canzoni che nel tempo hanno subito il medesimo trattamento grazie alla collaborazione artistica del Duo Moonlit Floor.
A QUALE PREZZO?
Napoli ci ha permesso di affrontare, attraverso esperienze dirette e pagine trasformate in voci, il problema della testimonianza quando è “contro” la verità ufficiale, l’omologazione dei comportamenti e delle idee rischiando, nella sua autentica ricerca della verità, della narrazione aderente ai fatti, anche la vita stessa.
Il giornalismo d’inchiesta, con le sue vittime di guerra. L’attivismo cittadino con i suoi morti e i suoi condannati. La difficoltà di essere donna con un microfono in mano o con un corpo da portare in piazza. La discriminazione che passa attraverso le parole dei media, quel mondo sommerso che fatica a tradursi in narrazione.
E a punteggiare le parole delle ospiti, le biografie delle troppe giornaliste uccise, dimenticate come se quel “stai zitta” o “te la sei andata a cercare” sia davvero ancora un monito per tutte (in ordine di dizione): Youmna El Sayed, Maria Grazia Cutuli, Caruana Galizia, Alpi, De Palo, Lepage.
Restano allora terribilmente attuali le parole di El Sayed, giornalista palestinese-egiziana, corrispondente di al-Jazeera a Gaza (2024):
Sul campo ci hanno sempre sparato addosso, ma adesso bombardano anche le nostre case. Non importa se il futuro sarà migliore per me e per la mia famiglia, non potrò mai dimenticare che i miei figli avevano sete e non c’era acqua, avevano fame e non c’era cibo

